La squadra responsabile del salto estremo che è costato la vita alla ventunenne Maria Eduarda Rodrigues de Freitas avrebbe agito con «dilettantismo e mancanza di esperienza». È quanto afferma la commissaria Andrea Dantas Levy, che coordina le indagini sulla tragedia avvenuta sabato mattina a Limeira, nell’entroterra dello Stato di San Paolo.
La giovane è precipitata da un ponte alto circa 40 metri durante un’attività di rope jump, una disciplina che prevede il lancio nel vuoto assicurati a corde di sicurezza. Secondo gli investigatori, Maria Eduarda avrebbe dovuto essere agganciata a due corde, ma al momento del salto nessuna era fissata al suo corpo.
Le immagini registrate sul posto mostrano gli istruttori mentre la sollevano e la lanciano nel vuoto senza che il sistema di sicurezza sia stato correttamente collegato. L’impatto al suolo le ha provocato traumi multipli. Sebbene fosse ancora in vita nei primi istanti successivi alla caduta, nonostante i soccorsi prestati da un’infermiera presente sul luogo, la giovane è morta poco dopo.
Secondo la commissaria, gli organizzatori operavano in modo informale e non disponevano di una società regolarmente costituita. Pur praticando l’attività da circa cinque anni, avrebbero dimostrato di non possedere una preparazione adeguata per gestire uno sport ad alto rischio.
«La corda rappresentava l’elemento essenziale dell’attività. Come è stato possibile dimenticarla?», ha dichiarato l’investigatrice.
L’azienda informale che commercializzava i salti, nota come “Entre Cordas”, non ha finora risposto alle richieste di chiarimento della stampa, limitandosi a inviare messaggi automatici.
Le indagini hanno accertato che prima dell’incidente erano già stati effettuati almeno altri dieci lanci nella stessa giornata. Maria Eduarda sarebbe però stata la prima partecipante a sperimentare la modalità denominata “aviãozinho” (“aeroplanino”), nella quale la persona viene sostenuta da un gruppo di operatori e poi lanciata dalla struttura.
La giovane stava inoltre utilizzando una telecamera fissata al polso per registrare l’esperienza. Il dispositivo non è stato ancora ritrovato e la polizia sospetta che possa essere stato rimosso o fatto sparire dopo l’incidente.
Secondo gli investigatori, la registrazione video del salto non era inclusa nel pacchetto base, venduto a circa 180 reais. Chi desiderava ottenere le immagini doveva versare un supplemento.
Dopo la tragedia, sei persone sono state fermate dalla polizia. Tre di loro restano in custodia cautelare: Luis Felipe Feliciano Egoroff, 32 anni, Vitor de Freitas Gonçalves, 27 anni, e Maicon Fernandes Cintra, 42 anni.
I tre dovranno rispondere dell’accusa di omicidio con dolo eventuale, ipotesi che in Brasile si configura quando una persona accetta consapevolmente il rischio che la propria condotta possa provocare la morte di qualcuno. Secondo l’accusa, i responsabili diretti del lancio avrebbero assunto tale rischio non verificando il corretto fissaggio delle corde di sicurezza.
L’avvocato difensore Rafael Gomes dos Santos, intervistato dal programma televisivo “Fantástico” dell’emittente Globo, ha dichiarato che i suoi assistiti sono profondamente scossi e non riescono ancora a spiegare con precisione cosa sia accaduto.
Le altre persone coinvolte sono state interrogate e successivamente rilasciate, ma continuano a essere indagate. Tra queste figura una donna che avrebbe gestito la promozione dell’attività sui social network. La stessa ha riferito agli investigatori di aver cancellato il profilo utilizzato per pubblicizzare i salti per timore di possibili ritorsioni.
La polizia continua a raccogliere testimonianze e ha già acquisito i dati dei pagamenti effettuati tramite il terminale elettronico utilizzato dagli organizzatori. Nuove informazioni potrebbero quindi essere aggiunte al fascicolo investigativo nei prossimi giorni.
L’incidente è avvenuto sul cosiddetto Ponte do Esqueleto, una struttura appartenente all’ex rete ferroviaria federale brasiliana. Il luogo era già stato teatro di altri episodi simili: nel 2025 due persone erano rimaste ferite dopo aver urtato il terreno durante un salto, mentre nel 2024 la morte di una ciclista aveva portato a un tentativo di chiusura dell’area, provvedimento che non venne però mantenuto.