Per gli italiani residenti all’estero cambia il rapporto con il Servizio sanitario nazionale. E per chi vive in Brasile la questione è particolarmente delicata, anche per la presenza di una convenzione sanitaria tra Italia e Brasile.
Per decenni, il rapporto degli italiani residenti stabilmente all’estero con il Servizio sanitario nazionale italiano è stato regolato da una disciplina particolare. L’iscrizione all’AIRE, infatti, comporta normalmente la perdita dell’assistenza sanitaria ordinaria in Italia, perché il cittadino residente all’estero non è più iscritto al SSN italiano come residente.
Esisteva tuttavia una tutela specifica per alcune categorie di emigrati che rientravano temporaneamente in Italia.
La normativa precedente riconosceva infatti agli italiani iscritti all’AIRE con lo status di emigrato, cioè nati in Italia, e ai titolari di pensione erogata da enti previdenziali italiani, le prestazioni ospedaliere urgenti gratuitamente fino a un massimo di 90 giorni per anno solare, purché non disponessero di un’altra copertura sanitaria pubblica o privata.
Non si trattava, quindi, di un diritto generalizzato a “tutte le cure gratuitamente per 90 giorni”: la gratuità riguardava in particolare le prestazioni ospedaliere urgenti, e non indistintamente ogni visita, esame, terapia o cura programmata.
La nuova legge: 2.000 euro all’anno
Dal 27 luglio 2026 è entrata in vigore la legge 12 giugno 2026, n. 111, che modifica la disciplina dell’assistenza sanitaria per i cittadini italiani iscritti all’AIRE residenti in Paesi che non appartengono all’Unione europea e che non aderiscono all’EFTA.
La nuova normativa introduce la possibilità per questi cittadini di ottenere una tessera sanitaria nazionale valida in Italia, ma subordinandola al pagamento di un contributo annuale di 2.000 euro.
Il punto più importante è che il contributo è non frazionabile: non si tratta, dunque, di pagare una somma proporzionale ai giorni di permanenza in Italia. La tessera ha validità annuale e il contributo previsto dalla legge è di 2.000 euro per l’anno di validità.
La legge prevede inoltre che l’importo possa essere modificato annualmente con decreto ministeriale.
Per i minori iscritti all’AIRE è previsto un regime particolare: sono esonerati dal pagamento quando almeno uno dei genitori o il tutore legale possiede una tessera sanitaria nazionale in corso di validità ottenuta secondo la nuova disciplina.
E gli italiani residenti in Brasile?
Qui la questione diventa più complessa.
Il Brasile è uno dei Paesi con cui l’Italia ha una convenzione in materia di assistenza sanitaria e sicurezza sociale. Il Ministero della Salute inserisce infatti espressamente il Brasile nell’elenco dei Paesi convenzionati.
La Convenzione italo-brasiliana comprende, tra le materie interessate, anche le prestazioni relative alla malattia e alla maternità.
Questo significa che non è corretto affermare automaticamente che ogni italiano residente in Brasile debba necessariamente pagare 2.000 euro per poter ricevere assistenza sanitaria in Italia. La situazione concreta dipende dalla categoria del cittadino e dalle modalità previste dalla convenzione e dalla normativa di applicazione.
È quindi particolarmente importante che gli italiani residenti in Brasile verifichino la propria posizione presso la ASL competente e gli organismi previdenziali e sanitari interessati prima di programmare un rientro in Italia per motivi sanitari.
Il caso del doppio passaporto
Ancora più delicata è la situazione di chi possiede la cittadinanza italiana e quella brasiliana.
Un cittadino italo-brasiliano che risiede in Brasile può, in determinate circostanze, entrare in Italia utilizzando la documentazione brasiliana. Ma questo non significa automaticamente che, presentandosi come cittadino brasiliano, acquisisca gratuitamente il diritto al SSN italiano.
Per gli stranieri extra-UE temporaneamente presenti in Italia per un periodo non superiore a 90 giorni, il Ministero della Salute precisa che le prestazioni sanitarie sono normalmente erogate a pagamento, secondo le tariffe regionali, salvo specifiche convenzioni o altre forme di tutela.
Inoltre, l’Ambasciata d’Italia in Brasile ricorda che i cittadini brasiliani sono normalmente esenti dal visto per soggiorni fino a 90 giorni per turismo e altre finalità, ma l’esenzione non si applica quando il motivo del soggiorno è costituito dalle cure mediche.
Pertanto, non è sufficiente cambiare passaporto al momento dell’ingresso per trasformare automaticamente un soggiorno finalizzato a cure mediche in un soggiorno turistico.
E l’assicurazione da 100 euro?
La cifra di 100 euro per una copertura sanitaria di 90 giorni non risulta essere un importo fisso stabilito dalla normativa sanitaria italiana come alternativa generale ai 2.000 euro.
Può invece riferirsi a una polizza privata di viaggio o sanitaria, il cui prezzo dipende dalla compagnia, dall’età dell’assicurato, dalla durata e soprattutto dal livello di copertura.
È dunque importante non confondere tre situazioni differenti:
1. Italiano residente in Italia:
è normalmente iscritto al SSN e usufruisce dell’assistenza secondo le regole ordinarie, compresi gli eventuali ticket.
2. Italiano iscritto all’AIRE e residente all’estero:
non ha automaticamente gli stessi diritti sanitari di un residente in Italia. La nuova legge introduce, per le categorie interessate, la possibilità di ottenere una tessera sanitaria nazionale pagando il contributo annuale di 2.000 euro.
3. Cittadino brasiliano temporaneamente presente in Italia:
le prestazioni sanitarie non diventano automaticamente gratuite. Il Ministero della Salute indica, per gli stranieri temporaneamente presenti, il pagamento delle relative tariffe regionali, salvo specifiche convenzioni o altre forme di copertura.
Una questione che interessa migliaia di italiani all’estero
La nuova normativa nasce con l’obiettivo dichiarato di consentire agli italiani residenti fuori dall’Europa di mantenere un rapporto strutturato con il SSN italiano attraverso il pagamento di un contributo annuale.
Durante l’iter parlamentare è stato sottolineato che i 2.000 euro dovrebbero consentire l’accesso al SSN e garantire maggiore certezza agli italiani residenti all’estero che rientrano periodicamente in Italia per visite, cure o esigenze familiari.
Ma per molti emigrati la questione è soprattutto economica.
Un cittadino italiano che vive stabilmente all’estero, paga le imposte e i contributi nel Paese di residenza e mantiene la cittadinanza italiana può trovarsi davanti a una scelta: pagare 2.000 euro all’anno per avere accesso al SSN italiano oppure provvedere diversamente alla propria copertura sanitaria durante i periodi di permanenza in Italia, quando la nuova disciplina è applicabile.
Per chi vive in Brasile, tuttavia, il quadro è ancora diverso, perché esiste una convenzione sanitaria tra i due Paesi. Sarà quindi fondamentale capire, caso per caso, quali prestazioni siano effettivamente coperte dalla convenzione e quali ricadano invece nella nuova disciplina.
La questione non è soltanto sanitaria. Per milioni di italiani residenti all’estero rappresenta anche una modifica concreta del rapporto con il Paese d’origine: essere cittadini italiani non significa necessariamente avere gli stessi diritti sanitari di chi risiede in Italia.
Ed è proprio questa distinzione che, dopo l’entrata in vigore della nuova legge, gli italiani residenti in Brasile dovranno conoscere con particolare attenzione prima di partire per l’Italia, soprattutto quando il viaggio è motivato da esigenze mediche.