Narguilé

«Ho rischiato di perdere una parte del polmone dopo aver fumato narghilè e sigarette elettroniche», racconta una giovane di 26 anni

«Se eravamo in dieci a una festa, c’erano almeno tre narghilè». Le sessioni andavano avanti fino a quando iniziavano a comparire gli effetti: «Fumavo così tanto che mi girava la testa e mi si abbassava la pressione».

A 16 anni, l’imprenditrice Ariane Lima Correia iniziò a fumare il narghilè durante le feste e gli incontri con gli amici. Non ne possedeva uno a casa, ma racconta che quasi sempre qualcuno lo portava alle riunioni.

«Se eravamo in dieci a una festa, c’erano almeno tre narghilè», ricorda. Le sessioni continuavano fino a quando iniziavano a comparire gli effetti della nicotina e del fumo. «Fumavo così tanto che mi girava la testa e mi si abbassava la pressione».

Con il tempo, anche la sigaretta elettronica entrò a far parte delle sue abitudini. Il consumo avveniva soprattutto nei fine settimana ed era legato alle uscite con gli amici, spesso insieme al narghilè.

«A casa non fumavo mai. Ma quando uscivo la sera, sì», racconta.

Ariane appartiene a una generazione che ha avuto nel narghilè una delle prime occasioni di contatto con tabacco e nicotina e che, successivamente, ha assistito alla rapida diffusione delle sigarette elettroniche tra i più giovani.

In occasione della Giornata nazionale brasiliana per la lotta contro il fumo, celebrata il 29 agosto, i medici interpellati sottolineano che anche un consumo apparentemente «sociale», limitato alle feste o ai fine settimana, può provocare danni alla salute.

I primi sintomi

I problemi di salute di Ariane iniziarono nel 2023, quando cominciò ad avere episodi ricorrenti di tosse secca, febbre e dolore alla schiena, sul lato sinistro. Assumeva farmaci, migliorava, ma dopo qualche tempo i sintomi tornavano.

Nel luglio dello stesso anno le sue condizioni peggiorarono. Una macchia individuata nel polmone spinse i medici ad approfondire gli accertamenti e a prendere in considerazione diverse ipotesi, tra cui polmonite e tumore.

Gli antibiotici non davano i risultati attesi e Ariane rimase ricoverata per 45 giorni.

«I medici dicevano che il mio polmone sembrava quello di una persona di 40 anni che aveva fumato per tutta la vita», racconta.

Nel polmone erano comparse diverse cavitazioni, cioè spazi anomali pieni di aria o liquido all’interno del tessuto polmonare. I medici arrivarono a prendere in considerazione la possibilità di rimuovere una parte del lobo superiore sinistro.

Dopo questa esperienza, Ariane smise di fumare.

Anche fumare occasionalmente comporta dei rischi

Anche chi fuma soltanto occasionalmente non è immune dai rischi.

Ingrid Higashi, pneumologa dell’Hospital Estadual de Bauru, nello Stato di San Paolo, e della rete One Care, spiega che ogni episodio di esposizione al fumo mette le vie respiratorie e gli alveoli a contatto con sostanze irritanti e tossiche.

Nel breve periodo possono comparire tosse, catarro, respiro sibilante e difficoltà respiratorie. Quando l’esposizione si ripete, può instaurarsi un processo infiammatorio persistente, favorendo alterazioni del tessuto polmonare.

Nel caso del narghilè, uno degli equivoci più diffusi è pensare che il passaggio del fumo attraverso l’acqua elimini o riduca significativamente i rischi.

Luiz Felipe Natel Kugler Mendes, pneumologo dell’Hospital Vita di Curitiba, spiega che l’acqua può abbassare la temperatura del fumo e attenuare in parte l’effetto irritante sulle vie respiratorie, ma non agisce come un filtro capace di eliminare le sostanze tossiche.

C’è inoltre il carbone utilizzato per riscaldare il tabacco. Secondo Higashi, la sua combustione libera monossido di carbonio, particolato e altre sostanze nocive.

Il monossido di carbonio si lega all’emoglobina e riduce la capacità del sangue di trasportare ossigeno.

La tubercolosi e una nuova diagnosi

Nel gennaio 2024 Ariane aveva ripreso la sua normale attività lavorativa, ma la tosse secca non era scomparsa.

Il mese successivo, dopo un nuovo peggioramento, tornò in ospedale. Una tomografia evidenziò la necessità di verificare l’eventuale presenza di tubercolosi, successivamente confermata dagli esami dell’espettorato.

La malattia fu accompagnata da una rapida perdita di peso. Ariane racconta di aver perso 10 chili in un solo mese e, in un determinato periodo, 7 chili nell’arco di una settimana.

All’inizio della terapia arrivò ad assumere nove compresse al giorno e racconta di essere arrivata anche a perdere conoscenza.

Secondo Mendes, la tubercolosi può provocare la formazione di cavitazioni nel polmone. L’esposizione prolungata al fumo, invece, è associata a processi infiammatori che possono favorire bronchite cronica ed enfisema e, nel lungo periodo, contribuire allo sviluppo della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).

Il problema ritorna

I problemi di Ariane, tuttavia, non finirono con il primo trattamento.

Alla fine di gennaio del 2025 la tosse tornò, questa volta accompagnata da forti dolori al petto e alla schiena e da difficoltà respiratorie.

«Sono arrivata al punto di non riuscire nemmeno a lavarmi i denti o a lavare i piatti», racconta.

Dall’inizio dei suoi problemi di salute aveva perso complessivamente 18 chili.

Nuovi accertamenti, comprese alcune biopsie, hanno individuato la presenza del Mycobacterium avium, un micobatterio diverso da quello responsabile della tubercolosi.

Ariane ha quindi iniziato una nuova terapia che, secondo quanto racconta, dovrebbe durare almeno un anno e otto mesi.

Gli specialisti sottolineano che la storia clinica della giovane non consente di stabilire quando e in quale modo sia entrata in contatto con i microrganismi responsabili delle infezioni.

Tuttavia, la condivisione del narghilè può rappresentare una delle situazioni in grado di facilitare la trasmissione di agenti infettivi.

«Condividere il bocchino facilita la trasmissione delle infezioni», spiega il pneumologo.

Tra i possibili agenti cita virus come influenza e coronavirus, herpes e batteri responsabili di infezioni del cavo orale.

«Esistono anche casi documentati di trasmissione della tubercolosi. Se una persona è effettivamente infetta e condivide il dispositivo, anche le altre persone che fumano insieme possono essere esposte a questo tipo di infezione».

Il rischio, però, non è limitato al contatto diretto con il bocchino.

Secondo Mendes, liquidi e residui che si accumulano all’interno dell’apparecchio, soprattutto quando non viene pulito correttamente, possono favorire la proliferazione di microrganismi.

«L’acqua stagnante può trasformarsi in un terreno di coltura e favorire la trasmissione di infezioni», avverte.

Questo, tuttavia, non significa che la tubercolosi o l’infezione da Mycobacterium avium contratte da Ariane siano state causate dal narghilè.

Oltre alla possibile trasmissione durante la condivisione del dispositivo, il fumo stesso può rendere il sistema respiratorio più vulnerabile.

Le persone che fumano, spiega Mendes, presentano una maggiore incidenza di infezioni respiratorie a causa dei danni provocati dall’esposizione continua al fumo.

La diffusione delle sigarette elettroniche

Ariane aveva iniziato a fumare in un’epoca in cui il narghilè era ancora molto presente nelle compagnie di amici. Tra i giovani, però, una parte di quello spazio è stata progressivamente occupata dalle sigarette elettroniche.

Jaqueline Scholz, cardiologa e direttrice del Programma per la cessazione del fumo dell’InCor-HCFMUSP, racconta che in passato riceveva soprattutto fumatori adulti di sigarette tradizionali.

Oggi, invece, osserva sempre più consumatori di nicotina tra i giovani.

Anche la modalità di consumo è cambiata.

Secondo Scholz, fumare un pacchetto di sigarette tradizionali equivale a circa 250 tiri, mentre un utilizzatore frequente di sigaretta elettronica può arrivare a circa 1.000 tiri al giorno.

E il dispositivo non produce semplicemente «vapore acqueo».

Higashi spiega che la sigaretta elettronica riscalda un liquido trasformandolo in un aerosol che può contenere nicotina, particelle ultrafini, metalli e composti organici volatili, oltre a sostanze che si formano durante il riscaldamento, come formaldeide e acroleina.

Tra le complicazioni già descritte figura la EVALI, acronimo inglese di «lesione polmonare associata all’uso di sigarette elettroniche o prodotti da vaping».

La condizione può provocare tosse e difficoltà respiratorie e, nei casi più gravi, arrivare a causare un’insufficienza respiratoria.

Secondo Scholz, le sigarette elettroniche hanno aggravato il problema perché permettono un consumo praticamente continuo.

La cardiologa racconta di ricevere giovani pazienti che presentano già segni di dipendenza, compresa ansia quando rimangono senza fumare e alterazioni della frequenza cardiaca associate al consumo.

«Passo più tempo in ospedale che a casa»

Oggi Ariane ha 26 anni e afferma di non avere alcuna intenzione di tornare a fumare narghilè o sigarette elettroniche.

La sua vita, però, continua a essere scandita dalle terapie.

Ogni lunedì, mercoledì e venerdì si reca in una UBS, l’Unità di base della sanità pubblica brasiliana, per ricevere i farmaci attraverso un catetere.

Una volta alla settimana torna inoltre all’Hospital das Clínicas di San Paolo per controlli, esami e assistenza al dispositivo.

«Di solito dico che passo più tempo in ospedale che a casa», racconta.

Le conseguenze si fanno sentire anche nella vita quotidiana.

L’imprenditrice, che in passato amava giocare a footvolley, oggi soffre di una forte mancanza di fiato. Continua ad andare in palestra, ma evita di sollevare pesi e preferisce utilizzare le macchine.

Cerca inoltre di evitare gli ambienti troppo affollati e di ridurre il più possibile l’esposizione alle infezioni respiratorie.

Sposata e madre di una bambina, oggi guarda in modo diverso le persone che fumano nei bar e durante gli incontri sociali.

Quello che era iniziato durante l’adolescenza, quasi come una parte naturale delle feste e delle serate con gli amici, ha lasciato conseguenze che ancora oggi fanno parte della sua vita.

«La mia vita è cambiata completamente. Il mio messaggio alle persone è di smettere finché si è ancora in tempo. Tutto questo può portare alla morte molto più velocemente di quanto immaginiamo».