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ENI CONQUISTA JUNÍN 5: MAXI-CONTRATTO IN VENEZUELA PER IL PETROLIO DELL’ORINOCO

La compagnia italiana diventa operatore esclusivo del gigantesco giacimento di greggio pesante. Accordo con PDVSA della durata di 25 anni, con possibilità di proroga. Un’operazione strategica che rafforza la presenza italiana nel settore energetico venezuelano.

È una delle più importanti operazioni internazionali di Eni degli ultimi anni. La società italiana ha firmato con la compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA il nuovo Contrato de Participación Productiva de Hidrocarburos (CPPH) per lo sviluppo del giacimento Junín 5, nella Faja dell’Orinoco.

L’accordo, sottoscritto il 2 settembre a Caracas alla presenza della presidente incaricata del Venezuela, Delcy Rodríguez, e del segretario all’Energia degli Stati Uniti Chris Wright, assegna a Eni il ruolo di operatore esclusivo dell’area, con la responsabilità della gestione tecnica, finanziaria e commerciale del progetto. Il contratto avrà una durata di 25 anni, con possibilità di estensione.

Un giacimento dalle dimensioni gigantesche

Junín 5 è uno dei grandi tesori petroliferi della Faja dell’Orinoco, una delle aree energetiche più importanti del pianeta. Secondo Eni, il campo contiene 35 miliardi di barili di petrolio pesante certificati in posto.

La produzione attuale è tuttavia ancora molto lontana dalle potenzialità del giacimento: circa 12.000 barili al giorno. L’obiettivo indicato da Eni nei propri piani è sviluppare progressivamente Junín 5 fino a una produzione di circa 180.000 barili al giorno.

Il salto produttivo sarebbe quindi enorme e trasformerebbe Junín 5 in uno dei progetti più significativi della strategia venezuelana per il rilancio dell’industria petrolifera.

Dalla joint venture al nuovo modello

L’accordo rappresenta anche il passaggio da un precedente modello societario a una nuova formula contrattuale introdotta dalla riforma della legislazione venezuelana sugli idrocarburi.

Junín 5 era gestito attraverso PetroJunín, una joint venture nella quale PDVSA deteneva il 60% ed Eni il 40%. Il nuovo CPPH modifica profondamente il quadro operativo, affidando alla società italiana la responsabilità diretta del progetto.

La firma definitiva conclude il percorso iniziato il 28 aprile 2026, quando Eni, PDVSA e il ministero venezuelano degli Idrocarburi avevano sottoscritto l’accordo programmatico per rilanciare Junín 5.

La scommessa italiana sul Venezuela

Per Eni non si tratta di un ingresso nel mercato venezuelano, ma del rafforzamento di una presenza che dura da quasi trent’anni. La società è presente nel Paese dal 1998 e opera anche nel settore del gas naturale.

Particolarmente importante è la partecipazione al progetto Perla, attraverso Cardón IV, società posseduta al 50% da Eni e al 50% dalla spagnola Repsol. Nel 2025 la produzione attribuibile a Eni in Venezuela ha raggiunto circa 64.000 barili equivalenti di petrolio al giorno, principalmente grazie al gas di Perla.

Il Venezuela torna al centro della geopolitica dell’energia

L’operazione Eni arriva in un momento di profonda trasformazione del settore petrolifero venezuelano. Il Paese possiede le più grandi riserve petrolifere provate del mondo, ma per anni ha visto crollare produzione e investimenti a causa della crisi economica, delle difficoltà operative e delle sanzioni internazionali.

Ora Caracas sta cercando di attirare nuovamente i grandi gruppi energetici internazionali. Eni non è l’unica multinazionale a muoversi: anche Chevron ha annunciato un massiccio piano di espansione in Venezuela, mentre altre società internazionali stanno negoziando nuovi accordi con PDVSA.

Il contesto è inoltre cambiato sul piano politico e diplomatico, con Washington impegnata a favorire il rilancio della produzione venezuelana. Gli accordi con le compagnie straniere fanno parte di una più ampia strategia per riportare investimenti, tecnologia e capitali nel settore energetico del Paese.

Una partita da miliardi

Il potenziale economico di Junín 5 è enorme, ma altrettanto importanti saranno gli investimenti necessari per trasformare le riserve in produzione effettiva. Il greggio della Faja dell’Orinoco è infatti olio pesante, più complesso e costoso da estrarre, trattare e trasportare rispetto ai petroli leggeri.

Proprio per questo, la capacità tecnologica e gestionale di Eni sarà determinante. La società italiana dovrà non soltanto aumentare la produzione, ma anche affrontare le problematiche infrastrutturali e operative accumulate durante gli anni di crisi.

L’amministratore delegato Claudio Descalzi ha definito l’accordo un nuovo pilastro per il rilancio del settore petrolifero e del gas venezuelano, sottolineando il valore strategico della sicurezza energetica e della diversificazione delle fonti.

Per l’Italia, Junín 5 rappresenta molto più di un semplice contratto petrolifero: è una delle più importanti proiezioni industriali italiane in America Latina e un’occasione per Eni di assumere un ruolo centrale nella possibile rinascita dell’industria energetica venezuelana.