conti bancari in Italia

Conti bancari in Brasile: cosa cambia dal 2027 per i brasiliani residenti in Italia

La nuova normativa europea non impone di chiudere i conti in Brasile, ma introduce nuove regole per le banche extra-UE. Ecco cosa devono sapere i brasiliani che vivono in Italia

Una nuova normativa dell’Unione Europea potrebbe interessare migliaia di brasiliani residenti in Italia che continuano a mantenere conti correnti, investimenti o altri rapporti bancari in Brasile.

Le nuove disposizioni entreranno in una fase decisiva dall’11 gennaio 2027 e riguardano soprattutto il modo in cui gli istituti finanziari con sede fuori dall’Unione Europea possono offrire determinati servizi a persone residenti nel territorio comunitario.

La novità, tuttavia, va chiarita subito: non esiste una disposizione europea che imponga ai brasiliani residenti in Italia di chiudere automaticamente i propri conti bancari in Brasile.

Il cambiamento riguarda principalmente le banche brasiliane e le modalità con cui potranno continuare a fornire determinati servizi ai clienti che risiedono nell’Unione Europea.

La normativa europea

La modifica deriva dalla Direttiva (UE) 2024/1619, conosciuta come CRD VI, che introduce nuove regole per l’attività degli istituti bancari di Paesi terzi nell’Unione Europea.

L’Italia ha recepito la direttiva nella propria legislazione alla fine del 2025.

In linea generale, le banche con sede al di fuori dell’UE che intendono svolgere determinate attività bancarie nei confronti di clienti residenti nell’Unione dovranno operare attraverso una presenza autorizzata all’interno del territorio europeo.

Tra le attività interessate rientrano, in particolare:

  • raccolta di depositi;
  • concessione di prestiti e finanziamenti;
  • rilascio di garanzie finanziarie.

Questo significa che la normativa potrebbe avere conseguenze pratiche per i brasiliani che vivono in Italia e continuano a utilizzare servizi offerti da banche brasiliane.

Il conto in Brasile potrà essere mantenuto?

In linea generale, sì.

La normativa europea non vieta a una persona residente in Italia di possedere un conto corrente in Brasile.

Il problema riguarda piuttosto il rapporto tra la banca brasiliana e il cliente residente nell’UE, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di offrire nuovi servizi o modificare quelli esistenti.

Ogni banca dovrà quindi stabilire come adeguarsi alle nuove disposizioni.

In concreto, un istituto brasiliano potrebbe:

  • continuare a gestire il conto esistente;
  • chiedere al cliente di aggiornare indirizzo e residenza fiscale;
  • limitare la possibilità di sottoscrivere nuovi prodotti;
  • modificare alcune condizioni contrattuali;
  • decidere di non offrire determinati servizi ai clienti residenti nell’Unione Europea.

Per questo motivo, non è consigliabile chiudere preventivamente un conto in Brasile soltanto a causa della nuova normativa europea.

La cosa più prudente è verificare direttamente con la propria banca quale politica adotterà nei confronti dei clienti residenti nell’UE.

E i contratti bancari già esistenti?

La normativa prevede anche disposizioni transitorie per alcuni contratti sottoscritti prima dell’11 luglio 2026.

Gli istituti finanziari extra-UE potranno continuare a svolgere determinate attività necessarie alla gestione dei contratti esistenti, ma le regole prevedono limiti alla possibilità di rinnovarli o sostituirli con nuovi contratti.

Per alcuni rapporti a tempo indeterminato, in Italia è previsto in linea generale un termine fino al 10 gennaio 2028 per la loro cessazione o il trasferimento a un intermediario autorizzato.

Esistono tuttavia eccezioni e situazioni particolari che devono essere valutate caso per caso.

Che cos’è la “reverse solicitation”?

Una delle eccezioni previste dalla normativa europea è conosciuta come reverse solicitation, cioè “sollecitazione inversa”.

Si verifica quando è il cliente, di propria iniziativa, a rivolgersi a una banca situata fuori dall’Unione Europea per richiedere un determinato servizio, senza che l’istituto abbia promosso attivamente quel servizio nel mercato europeo.

Questa possibilità può essere rilevante per alcuni brasiliani residenti in Italia che continuano a utilizzare spontaneamente una banca brasiliana.

Non significa però che qualsiasi servizio bancario possa essere automaticamente offerto a un residente nell’UE: l’applicazione dell’eccezione dipende dalle circostanze concrete del rapporto.

Avere un conto in Brasile significa doverlo dichiarare in Italia?

Non necessariamente.

Questo è un punto particolarmente importante perché vengono spesso confuse due questioni completamente diverse.

Da una parte c’è la normativa bancaria europea, che disciplina l’attività delle banche di Paesi extra-UE.

Dall’altra ci sono le norme fiscali italiane, che stabiliscono quali attività finanziarie detenute all’estero devono essere dichiarate dai residenti fiscali in Italia.

Un brasiliano che vive in Italia può quindi mantenere un conto in Brasile, ma deve verificare separatamente se, in base alla propria situazione fiscale, quel conto e gli eventuali investimenti devono essere indicati nella dichiarazione dei redditi italiana.

Le regole dipendono, tra l’altro, dal tipo di rapporto finanziario, dal valore delle somme depositate e dalla situazione fiscale individuale.

Che cos’è l’IVAFE?

Per chi è fiscalmente residente in Italia, un altro elemento da considerare è l’IVAFE, l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero.

L’IVAFE riguarda determinate attività finanziarie possedute fuori dall’Italia da persone fisiche residenti fiscalmente nel Paese.

Per i conti correnti e i libretti di risparmio detenuti all’estero è prevista, in determinate condizioni, un’imposta fissa di 34,20 euro all’anno.

Esiste inoltre una soglia relativa alla giacenza media: per i conti correnti e i libretti detenuti presso lo stesso istituto, l’IVAFE non è dovuta quando la giacenza media complessiva non supera 5.000 euro.

Anche in questo caso, però, obbligo di monitoraggio fiscale e pagamento dell’IVAFE non sono necessariamente la stessa cosa.

La situazione deve essere valutata sulla base delle condizioni individuali del contribuente.

Cosa succede se non è stata fatta la “Saída Definitiva” dal Brasile?

Molti brasiliani che si sono trasferiti in Italia continuano ad avere dubbi sulla propria residenza fiscale in Brasile perché non hanno presentato la Declaração de Saída Definitiva do País, cioè la dichiarazione di uscita definitiva dal Paese.

La mancata presentazione della dichiarazione non significa automaticamente che la persona debba essere considerata residente fiscale in Brasile per sempre.

La legislazione brasiliana stabilisce specifiche regole per determinare quando una persona perde lo status di residente fiscale.

Contemporaneamente, anche l’Italia applica propri criteri per stabilire la residenza fiscale.

Di conseguenza, una persona che vive stabilmente in Italia può avere obblighi fiscali italiani anche se mantiene un conto corrente in Brasile e non ha ancora regolarizzato completamente la propria posizione fiscale brasiliana.

Il conto in Brasile verrà chiuso nel 2027?

Non esiste una regola generale che imponga la chiusura dei conti brasiliani dei residenti in Italia.

Questa è probabilmente la distinzione più importante da fare.

Dal 2027 cambieranno le condizioni alle quali gli istituti finanziari extra-UE potranno offrire determinati servizi a persone residenti nell’Unione Europea.

La conseguenza concreta dipenderà quindi:

  • dalla banca presso cui è detenuto il conto;
  • dal tipo di conto;
  • dai servizi utilizzati;
  • dalla data di sottoscrizione dei contratti;
  • dalla residenza fiscale del cliente;
  • dalle modalità con cui la banca deciderà di adeguarsi alla normativa europea.

Non è quindi corretto affermare che “l’UE obbligherà i brasiliani in Italia a chiudere i conti in Brasile”.

Cosa dovrebbero fare i brasiliani residenti in Italia

Chi vive in Italia e possiede ancora un conto bancario in Brasile dovrebbe innanzitutto evitare decisioni affrettate.

È consigliabile:

  1. Contattare la propria banca brasiliana e chiedere come verranno gestiti i clienti residenti nell’Unione Europea dal gennaio 2027.
  2. Verificare che indirizzo e residenza fiscale siano aggiornati presso l’istituto.
  3. Controllare se esistono prodotti o servizi che potrebbero essere interessati dalle nuove disposizioni.
  4. Verificare gli eventuali obblighi di dichiarazione fiscale in Italia.
  5. Controllare l’eventuale applicazione dell’IVAFE.
  6. Verificare la propria posizione fiscale sia in Italia sia in Brasile.

Per situazioni patrimoniali rilevanti o particolarmente complesse, è opportuno rivolgersi a un professionista esperto di fiscalità internazionale Italia-Brasile.

Una distinzione fondamentale

La nuova normativa europea e gli obblighi fiscali italiani sono due questioni differenti.

La prima riguarda il modo in cui le banche di Paesi non appartenenti all’Unione Europea possono operare nei confronti dei residenti europei.

La seconda riguarda invece gli obblighi fiscali dei residenti italiani che possiedono beni e attività finanziarie all’estero.

Di conseguenza, il fatto che una banca brasiliana possa continuare a mantenere aperto un conto a un cliente residente in Italia non significa automaticamente che quel cliente sia esonerato dagli obblighi fiscali italiani.

Allo stesso modo, il fatto che un conto debba eventualmente essere indicato nella dichiarazione fiscale italiana non significa che la banca brasiliana debba necessariamente chiuderlo.

Dal gennaio 2027, quindi, cosa cambia?

La data da tenere presente è 11 gennaio 2027.

Da quel momento entreranno in una nuova fase le regole relative all’attività degli istituti finanziari extra-UE nei confronti dei residenti nell’Unione.

Per i brasiliani che vivono in Italia, il cambiamento potrebbe essere soprattutto di carattere operativo: alcune banche potrebbero modificare le condizioni con cui gestiscono i clienti residenti nell’UE o limitare l’offerta di determinati servizi.

Il semplice possesso di un conto bancario in Brasile, però, non diventa illegale e non comporta automaticamente la sua chiusura.

La situazione dovrà essere valutata caso per caso, tenendo distinti tre aspetti: rapporto bancario, residenza fiscale e obblighi di dichiarazione.

Per chi vive in Italia ma continua ad avere risparmi, investimenti o conti bancari in Brasile, il 2027 sarà quindi soprattutto un anno in cui sarà importante avere la propria posizione bancaria e fiscale perfettamente aggiornata.