Tortellini alla panna

I tortellini dei Vikinghi

I tortellini, siano essi di Bologna o di Valeggio sul Mincio, sono uno dei piatti classici italiani. Al giorno d’oggi, le confezioni di tortellini da 500 g si possono trovare sugli scaffali dei migliori supermercati in tutto il mondo.

Negli anni ’80 non era così, almeno in Danimarca.
All’epoca collaboravo con Katia, una designer con padre danese e madre italiana. Un giorno, durante una pausa, mi parlò del suo desiderio di esportare prodotti culinari italiani in Danimarca. A Copenhagen la sua famiglia era ben inserita nell’alta società e Katia riteneva che quella sarebbe stata un’ottima via per entrare in quel mercato.

Le chiesi quali prodotti pensasse di esportare, almeno inizialmente. Mi rispose che aveva pensato ai tortellini perché non li aveva mai trovati nei supermercati danesi né inseriti nel menù di qualche ristorante di Copenhagen. A lei piacevano molto e riteneva che sarebbero piaciuti anche ai danesi, preparati sia in brodo sia asciutti.

Katia non sapeva che avevo uno zio che era Direttore Generale di una nota azienda produttrice di alimenti freschi, tra cui i tortellini.
Finita la riunione di lavoro, telefonai a mio zio e organizzai un incontro con Katia. Mio zio si dimostrò disponibile e le garantì la fornitura omaggio di una certa quantità di tortellini confezionati da spedire a Copenhagen.

Era settembre e Katia iniziò a prendere i vari contatti per organizzare una presentazione culinaria.
All’epoca SMS e altri servizi informatici non esistevano e questo significava comunicazioni esclusivamente telefoniche, normalmente brevi a causa dei costi.

Katia sarebbe andata a Copenhagen per trascorrere le feste natalizie con la famiglia e quindi organizzò tutto affinché la presentazione culinaria coincidesse con il suo viaggio.
Katia si avvalse della collaborazione di un’amica, moglie di un manager di alto livello di una nota impresa danese.

L’evento fu organizzato. Una ventina di signore dell’alta società di Copenhagen sarebbero state presenti.
Nessuna di loro, inclusa l’amica di Katia, era mai stata in Italia e non conoscevano assolutamente la lingua; quindi, la curiosità e l’aspettativa erano grandi.

Le confezioni di tortellini furono inviate. La data della presentazione si avvicinava e tutto stava procedendo come pianificato.

Katia non riuscì a essere a Copenhagen per il giorno della presentazione a causa di uno sciopero del personale di volo, ma era tranquilla. Per natura i danesi sono ottimi pianificatori e Katia non faceva eccezione.

Lei riuscì ad arrivare a Copenhagen il giorno dopo la presentazione e contattò immediatamente l’amica per avere un feedback sull’evento.
L’amica spiegò a Katia che tutte le persone che avevano confermato erano realmente presenti e che tutto era andato molto bene.

Katia ovviamente fece la domanda d’obbligo:
“I tortellini sono piaciuti?”

L’amica rispose:
“Sì, ma li hanno trovati un po’ duri.”

“Come un po’ duri? Come li avete cucinati? Per quanto tempo?”

L’amica, con aria stupita e incredula, rispose:
“Ma dovevano essere cucinati? Non erano già pronti?”

I tortellini erano stati serviti crudi, con aggiunta di burro e salvia!!!

Mesi dopo, la presentazione culinaria fu rifatta nella maniera corretta, cucinando i tortellini, ed ebbe ovviamente un enorme successo, aprendo la strada all’esportazione dei tortellini.

Fu così che mio zio, ridendo, li definì “i Tortellini dei Vichinghi”.